IL LAVORO ALLA LUCE DEL SIGNORE

Oggi è stato il primo giorno, lunedì, di ritorno al lavoro.

La giornata è scivolata via come al solito tra gli impegni quotidiani che la fanno volare e il piacere di tornare dalla mia famiglia al pomeriggio.


È bellissimo pensare come il Signore per trent'anni abbia condiviso con noi la vita e la fatica del lavoro prima di dedicarsi alla sua Missione sulla terra.

È bellissimo come prima di essere Messia sia uomo e lavoratore; lavoratore manuale tra l'altro, non certo impiegato o responsabile d'impresa.


 

Uno dei tanti misteri della vita terrena di Cristo allora è proprio come abbia vissuto così tanti anni, in proporzione alla sua vita terrena, come umile falegname.


Ma ecco che sul "tempo", la fede viene subito in aiuto del semplice ragionamento perché, di fronte all'eternità, comunque trent'anni non sono niente come non lo sarebbero stati venti, cinquanta o ottanta.

Vero è anche che sicuramente la maggior parte della forza intellettuale e fisica si ha dai trent'anni, ma fare ragionamenti "biologici" su una natura così grande mi sembra davvero superfluo.


Riempie di speranza vedere che la propria quotidianità è parte del bellissimo mistero del Padre per i suoi figli; mai misera se riempita dalla fede, come parte del disegno di Dio per l’esistenza terrena dell'uomo dove, tra miserie e dolori, quella che ci sembra "semplice quotidianità" è una meraviglia unica e irripetibile.


Quello che è comunque per tutti come minimo un sacrificio di tempo, diventa la gioia dell'essere per gli altri; per i frutti per la propria famiglia e i prossimi, prima che per se stessi, per il lavoro per la comunità tutta che se non fosse per il lavoro e l'arte particolare di ognuno non solo si fermerebbe, si spegnerebbe letteralmente.


Ecco allora come un primo giorno di lavoro, all'apparenza pesante, per il cuore può diventare una nuova esperienza di gioia.

Padre ti prego, illumina il cammino affinché nei momenti di affanno io riesca comunque a vedere i tuoi santi frutti.


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