OCCASIONI per i visitatori:



-----> LINK UTILI <-----

La nostra PAGINA FACEBOOK
La mia pagina su PENSIERI e PAROLE.it
Il mio album su FLICKR

domenica 24 gennaio 2016

Che disastro le app di pagamento NFC degli operatori!

Buongiorno,
vi parlo brevemente come cliente della situazione dei pagamenti "contact less" con Tim e come osservatore di quelli Vodafone.
Il pagamento Contact less si basa sulla tecnologia NFC e permette di pagare semplicemente avvicinando il proprio smartphone a un Pos abilitato. Fondamentali oltre alla tecnologia sono avere una Sim compatibile, l'app dell'operatore installata e una carta di credito/prepagata associata all'applicazione (Tim Smart Pay nel caso del mio operatore, rilasciata da Intesa San Paolo tramite Setefi).

Qua già nascono i primi problemi: l'app dell'operatore in realtà fa comunque solo da contenitore per una carta di pagamento che dovrà necessariamente interfacciarsi con un sistema esterno (il circuito che l'ha emessa). A questo aggiungiamo il servizio clienti evidentemente non pronto a fornire risposte e supporto in un campo che non è sicuramente quello degli operatori di telefonia mobile.
Il risultato è che nei dispositivi aggiornati ad Android 5.2 e oltre l'app di Intesa San Paolo non si interfaccia più con l'app Tim Wallet non permettendo più la gestione della carta e i relativi pagamenti. Nessuno di tim sembra preoccuparsene e men che meno nessuno di Intesa sembra trovare una soluzione con l'ovvia conseguenza che l'app sul playstore è bombardata di commenti negativi degli utenti a cui nessuno risponde!
Stessa situazione assurda la si ritrova sotto l'app Smart Pass di Vodafone con sfilze di commenti a una stella senza risposta con clienti che (giustamente) invitano l'operatore a ritirare l'app se non è in grado di gestirla e supportarla.
Mi auguro si possa avere un riscontro da parte degli operatori e i loro tecnici per avere una risposta vista la fiducia accordata (io ho caricato soldi buoni sulla loro prepagata) e il desiderio di avere un servizio funzionante. Non ci si sorprenda altrimenti se all'uscita di servizi alternativi (Apple Pay, google play e samsung pay) la clientela se ne andrà ad altri porti volentieri per buona pace dei servizi nostrani e i fiumi di capitali che raggiungeranno l'estero.
Voi cosa ne pensate? Come vi trovate?
A presto,

@Tosevita

giovedì 21 gennaio 2016

Come aggirare il problema dei dati "Not provided" dai motori di ricerca

Buongiorno,
chi usa sul proprio sito un analizzatore delle visite si sarà accorto che da diverso tempo a questa parte per la maggior parte delle provenienze di motori di ricerca non si riesce più a vedere cosa aveva digitato l’utente per trovare il proprio sito.

Aggiungi didascalia
Io ad esempio utilizzo histats.com con cui mi trovo molto bene ma che per gli utenti provenienti da bing.com, google.com e yahoo.com non mi estrapola più le chiavi di ricerca in un buon 90% dei casi (di fianco al motore si trova “(Not  Provided)”). Inizialmente pensai a un problema del sito di analisi e quindi all’opportunità di cambiarlo ma dopo diverse ricerche e letture ho capito che il problema è totalmente dei motori di ricerca.

Rispetto a prima gli utenti che li usano connessi al proprio account (gmail per google, yahoo per l’omonimo motore e microsoft per bing) non utilizzano la versione http ma senza volerlo quella https rendendo così impossibile da controllare la connessione. La cosa tra l’altro è completamente determinata dal motore stesso quindi l’utente connesso navigherà sempre così per buona pace di chi dovrebbe cercare di aggiustare i propri argomenti seguendo gusti e tendenze dei propri navigatori.

Niente da fare? No non proprio. Serve solo più finezza nel capire e analizzare i dati a disposizione rimasti dai motori di ricerca o meglio ancora guardare a parti del proprio sito-analizzatore fino a poco fa inesplorate.
La più comoda su tutte e che vi consiglio di imparare da adesso a controllare sempre  è quella che vi sintetizza quali sono le “pagine di accesso” al sito: quelle pagine quindi che risultano essere le prime navigate da parte dei nuovi visitatori. Con un poco di astuzia e occhio di fatto saprete come prima quali sono state le cose cercate che hanno portato i vostri visitatori a trovarvi.

Altra soluzione non c’è perché la colpa non è né vostra né tanto meno dell’analizzatore che avete implementato nella vostra pagina web.

Buon lavoro e buona giornata,
@Tosevita

mercoledì 20 gennaio 2016

Birra cinese Tsingtao

Mi sono trovato a cena qualche volta in un ristorante cinese della zona (pulito e con personale cortese, a differenza di quel che vogliono far credere alcuni) e sebbene la prima volta l'avessi snobbata ormai da due/tre ordino sempre la "birra cinese". Il menu la definisce semplicemente così, quasi con orgoglio, ma il suo nome commerciale è “Tsingtao”. (una tipo Lager con gradazione di 4,8% vol.)

Non voglio scrivere una recensione semplicemente perché ammetto di non essere in grado di approfondire gli aspetti che la compongono (gusto, bouquet, evoluzione, etc.) in maniera professionale. Io le cose o le faccio bene o faccio a meno di farle.

Ve ne ho voluto scrivere semplicemente per esprimere una mia opinione e constatazione: sarà l’ambiente o il tipo di cibo ma altra birra non berrei al ristorante cinese. Gialla paglierina il giusto e con un buon gusto morbido va giù che è un piacere con i classici piatti speziati del dragone.
Sicuramente aiuta il riso usato in preparazione (ok staranno bestemmiando i puristi delle legislazioni teutoniche) ad arrotondarne il gusto e a renderla imparagonabile alle classiche agre birracce che si trovano a costi irrisori. La bottiglia da 0.66 si porta via di solito a poco più del costo di una media alla spina: cosa si vuole di più?