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martedì 5 aprile 2011

Diritto allo studio, pilastro per il progresso culturale ed economico della nazione

Questo brevissimo saggio è dedicato a tutti coloro che nell'istruzione a un certo punto vedono un costo immediato, ciechi nel farsi sfuggire invece come essa è un investimento per il futuro. Non far studiare il proprio figlio, il proprio nipote o chi si ha in custodia è un errore che non mostra i suoi effetti nell'immediato, ma nel futuro. Il giorno in cui si prende tale decisione tutto sembra migliorare, magari il ragazzo ha una maturità che gli permette di fare l'impiegato in uno studio di avvocati, di commercialisti o di notai. Tutto sembra andare meglio perché uno stipendio in più in casa, contribuisse anche solo con 100 euro alle spese, è un gran vantaggio.
Se infatti l'apporto è irrisorio, in realtà quello stipendio toglie dal carico familiare tutti i costi che ora si sostiene il soggetto da solo. Vestiti, libri e hobby. Già, ma nel futuro? Nel futuro si avrà prodotto una persona che necessariamente non potrà mai accedere a professioni che sarebbero state di suo gradimento, perché queste necessitano di un titolo di studio universitario. Professore, commercialista, avvocato e perché no, notaio. Già, qualcuno potrà dire, "Carriera la fa anche chi ha un semplice diploma". Sì, è vero, ma non in questi contesti professionali. Senza una laurea non diventerai mai avvocato, anche se dopo 40 anni in uno studio sei meglio di un avvocato. Dopo 40 anni in uno studio notarile puoi saperne molto di più di un notaio alle prime armi, ma mai sarai notaio con la sola maturità. Ciò cosa crea quindi? Due situazioni "potenziali" che variano a seconda di com'è caratterialmente il soggetto che vi si trova. La classica persona che tende a "mischiarsi" non avrà problemi. Un posto tanto lo ha, pagato più di tanti altri lavori, magari al caldo d'inverno e al fresco d'estate. Ma se il ragazzo ha le classiche doti che lo portano anche a volere essere di più? Quell'irrefrenabile voglia di scalare tutti i gradini fino alla cima? Beh, anche qui i casi sono due.
Se avrà la forza economica e il tempo (contate però che chi lavora in questi studi, è già "intellettualmente" sotto sforzo tutta una giornata, e difficilmente, tornato a casa, avrà ancora la voglia e la forza di studiare) si preparerà da solo la sera, arrivando così al suo "obiettivo". E se invece non riuscirà ad avere la forza soprattutto mentale di portare avanti un lavoro in cui sicuramente gli stress non mancano e di studiare? Perché attenzione, io non sto parlando di un caso ipotetico in cui una persona lavori part-time per poi portare avanti gli studi, ma sto parlando di una persona che è inserita in magari uno studio professionale e lavora quotidianamente 8 ore più diversi straordinari. Questa persona, stressata e frustata da lavori che per quanto belli agli occhi di tanti non sono comunque ciò che desiderava, la porteranno a cambiarne di molti. Un lavoro che non piace stressa subito e così ogni 6 mesi - 1 anno, cambierà lavoro. Acquisendo sì diverse competenze ma non diventando mai un "inserito" in un contesto lavorativo.
Questo anche perché attenzione, non si parla di persone che già dopo la terza media preferivano fare i muratori piuttosto che studiare, si parla di ragazzi che di studiare ne avrebbero avuta molta voglia ma per motivi economici o altro non li si è aiutati nel loro percorso di studi post-maturità.
Chi dunque, sinceramente, guardandosi in cuor suo, può dire che qualunque sforzo economico, anche il più grande e impegnativo, per far studiare, non avrebbe prodotto risultati migliori della decisione di non far proseguire gli studi?
Lasciando da parte mere posizioni personali dettate da un "trinceramento intellettuale", e lasciando da parte ogni lurido egoistico tornaconto puramente economico (che poi, come detto, la famiglia a lungo termine non ha tutti questi vantaggi economici), non si può che dire che è una scelta sbagliata e illogica.
Preciso che qui parlo di persone che scelgono di non far proseguire gli studi, non perché in chiare condizioni disagiate, ma solo perché "preferiscono spendere i soldi in maniera differente" (magari per ristrutturare la seconda casa, o a acquistare una macchina più nuova). Persone cioè che sarebbero state in grado di sopportare un costo annuale di circa 10.000 euro per uno studente universitario. Magari se lo studente (come spesso accade) trova un lavoro part-time durante gli studi quel costo quasi si dimezzerebbe arrivando a 5.000-6.000 euro all'anno.
Ecco, io credo che la mentalità secondo cui gli studi sono "obbligatori" fino alla maturità vada cambiata. Perché studiare non è solo bello perché arricchisce culturalmente una persona, perché forma cittadini più consapevoli e quindi responsabili, ma anche perché se si vuole avere un visione meramente economica, è un guadagno per la famiglia e per la nazione. Economicamente e intellettualmente.

Buona giornata,

Luca Zecca
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