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domenica 24 gennaio 2010

La rivoluzione sociale oggi come in Russia nel 1917 è possibile... se gli sfruttati si unissero, domani il sole sorgerebbe su un nuovo mondo

Buonasera,

la rivoluzione è una possibilità non tanto remota nell'attuale società italiana.


Masse di persone che lavorano senza avere una remunerazione adeguata rispetto al costo della vita. E molte persone che di contro guadagnano molto senza produrre niente (vedi manager del nulla, stipendiati senza motivo dallo stato, internet marketing o altre cose del genere...).


Ciò significa che vi è una massa della popolazione assolutamente non soddisfatta della propria situazione lavorativa e di vita.


Questa massa però oltre ad essere appunto numerosa, e avendo così già di fatto una sua forza intrinseca (un po' come l'ultimo strato della popolazione francese nell'Ancien Régime che costituiva il 90% e passa della popolazione), ha anche una forza dovuta al fatto che un muratore ha sicuramente doti fisiche superiori a un manager di banca.


Ciò significa che in un'eventuale rivoluzione i rivoluzionari pur non disponendo (forse, perchè anche lì bisognerebbe vedere come si mettono le cose...) di una forza militare regolare sicuramente hanno più potenzialità tattiche e fisiche per combattere contro agli strati “ricchi della popolazione”.


Ma questo non è chiaro a chi su siti web e nella vita pubblica continua ad ostentare la propria ricchezza alla ricerca di non si sa quale ricchezza superiore. Come in tutte le rivoluzioni infatti queste persone si troverebbero nell'impossibilità di mischiarsi tra i rivoluzioni per farla franca e farebbero la fine che solitamente i ricchi opulenti fanno nelle rivoluzioni .


Quando il popolo occuperà ogni luogo pubblico, dalla posta alle banche. Cosa ne faranno i ricchi dei proprio soldi? Io infatti starei attento a definire “ sfigato “ chi si sveglia alla mattina alle 6 per lavorare fino alle 18.00 di sera per mantenere moglie e figli come fa ad esempio Mauro Franco. Infatti in quei tempi che sto descrivendo quando i tribunali e lo stato precostituito si trovano ad essere un tutt'uno con il popolo rivoluzionario ecco che tutti i castelli di carte come il tuo cadono per essere puniti da coloro che erano prima ritenuti, appunto sfigati. E non vi è difesa alcuna. Nulla. Quando l'imperium, diritto di imporre il monopolio della forza legittima, torna ad essere applicato direttamente non dallo stato, autorità preposta di comune accordo dai cittadini per applicarlo in maniera equa, ma dai cittadini stessi, nulla può più difendere il marcio. Infatti nelle rivoluzioni non esistono quei meccanismi a cui siamo abituati e che il malandrino è abituato ad usare. Il carcere preventivo, gli avvocati, la difesa, la prescrizione o la condizionale sono concetti che nelle rivoluzioni possono venire a mancare da un momento all'altro.


E allora? Non perseguiamo più la ricchezza per paura di finire decapitati durante un golpe? No, di certo, altrimenti l'imprenditoria e l'economia cesserebbero di esistere. Bisogna però amministrare il proprio patrimonio con giustizia e umiltà, con discrezione e con chiarezza. Non è un idiota chi lavora non avendo saputo sfruttare ai tempi le opportunità che magari internet dava. Non lo è. E' un genio. Perchè io CONTINUO A RITENERE UN MITO CHI RIESCE CON UNO STIPENDIO DA OPERAIO A SOSTENERE SE STESSO, SUA MOGLIE E I FIGLI. Altro che “ sfigato “.


E io sono convinto che in questo stato moti rivoluzionari iniziano a serpeggiare perchè sono troppe le disparità all'interno della società e dell'economia. Troppe sono le prese in giro per chi è onesto e fa il suo dovere.


E questo è un discorso non di un comunista malinconico, ma di un leghista. Pensate voi. Ecco perchè i partiti sono un artifizio che non devono imbrigliare il libero pensiero. Perchè sì io sono leghista, ma allo stesso tempo mi sento anche socialista.

Buona domenica e buona serata cari lettori,

Luca Zecca

che Iddio ci salvi dall' e commerce dall' internet marketing e dalle altre cazzate della rete che oggi come ieri El Dorado abbagliano le menti labili, Nicola Bertrami e Mauro Franco
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